Select Page

di Francesco Remotti

Nov 15, 2018 | In evidenza, Tolleranza e intolleranza. Stranieri e diversi nel mondo contemporaneoMCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq | 0 |

Murale a Cipro

  Articolo inserito nel dossier del n. 11 della rivista
Tolleranza e intolleranza. Stranieri e diversi nel mondo contemporaneo

Abstract

L’articolo riprende il concetto di tolleranza, uno dei due fulcri attorno ai quali si è sviluppata la Summer school 2018 dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, e ne amplia lo spettro di riflessione, includendo anche i termini coesistenza e convivenza, spesso usati (e considerati) come se fossero sinonimi, ma che in realtà sono due concetti separabili, semanticamente divaricabili, per quanto certamente vicini. L’autore si sofferma poi sul concetto di identità che, seppure estremamente diffuso, ritiene inadeguato, incongruente e pericoloso per la rappresentazione delle società. La sua proposta è quella di una rappresentazione secondo somiglianza.

Il binomio coesistenza e convivenza

Ho scelto questo titolo per il mio intervento, perché tolleranza riprende il tema centrale dell’incontro, ho aggiunto poi il binomio  coesistenza e convivenza sul quale voglio invitarvi a riflettere. Spesso usiamo i termini coesistenza e convivenza come se fossero sinonimi, sovente, nel linguaggio comune, ci comportiamo così. In realtà, qualche tempo fa, lavorando su queste problematiche, ero arrivato all’idea che, forse, coesistenza e convivenza potrebbero essere considerati come due concetti, certamente vicini, ma separabili, semanticamente divaricabili. Ripeto, rimangono pur sempre vicini e fra l’altro, l’italiano, a differenza del francese e dell’inglese, si presta a questo. Noi abbiamo esattamente questi due termini coesistenza e convivenza, anche lo spagnolo ha questa caratteristica. Chi mi ha, per così dire, preceduto nell’uso di questo binomio è l’antropologo, sociologo spagnolo, Carlos Giménez Romero, che si interessa, soprattutto, di accoglienza, di immigrati. Uno dei suoi argomenti, guarda caso, propone di separare, di distinguere coesistenza e convivenza. In Italia, Gustavo Zagrebelsky, in un suo libro-intervista La virtù del Dubbio[1] propone, anch’egli, la separazione, la distinzione tra coesistenza e convivenza. Inoltre Zagrebelsky dà una definizione che si può cogliere con facilità. Proviamo a immaginare qualsiasi spazio, grande o piccolo – una città, un quartiere, una casa – lì  le persone possono o coesistere o convivere. Coesistere è fondato su un’idea di separazione, convivere, invece, è fondato su un’idea di relazione, di interazione. Là dove prevale la separazione (ad esempio cerchiamo di non interferire, di non disturbarci a vicenda) vi è l’idea di coesistenza. Convivenza, invece, è interazione, scambio, coinvolgimento.

Se diamo uno sguardo al mondo in cui viviamo, in natura troviamo sia fenomeni di coesistenza sia fenomeni di convivenza. Tutte le cose o coesistono o convivono. Se prendiamo il mondo inorganico, prevale nettamente la coesistenza: gli oggetti, l’uno accanto all’altro, coesistono, non diciamo che convivono, ad esempio un orologio e una penna  coabitano in uno spazio  che può essere il tavolo. Nel mondo organico, il mondo della vita, troviamo, invece, molto spesso, fenomeni di convivenza sotto un’infinità di forme. Un accenno, soltanto, che è importante sottolineare: in biologia non si parla di convivenza ma si parla di simbiosi. Da un punto di vista semantico non vi è differenza: convivenza viene dal latino, simbiosi dal greco, ma vuol dire esattamente la stessa cosa. I biologi usano il concetto di simbiosi in molte maniere. Simbiosi nasce in biologia verso la fine dell’Ottocento poi, col passare dei decenni, nel Novecento, gli studi relativi  alle forme di simbiosi, ovviamente sono aumentati, a lungo però le forme di simbiosi sono state considerate come fenomeni marginali. Da un po’ di tempo a questa parte, specialmente per l’impulso di una biologa americana Lynn Margulis, che aveva messo in luce come la simbiosi non può essere un fatto soltanto esterno agli organismi tra gli organismi, ma come siano molto più interessanti le endosimbiosi, cioè le simbiosi dentro gli organismi: ad esempio nel nostro stomaco si trovano batteri. Studi ulteriori hanno messo in luce un grado di intimità ancora maggiore, cioè simbiosi intracellulari, cioè dentro le stesse cellule. Una delle conseguenze degli sviluppi di questi studi in biologia, è la messa in crisi del concetto di individuo. Individuo significa non scomponibile, non divisibile, in realtà, gli organismi non sono in-dividui, sono dei di-vidui. Fra l’altro, in perfetto parallelo coi biologi, io mi spingo a dire che gli individui sono dei con-di-vidui. Inoltre anche le componenti psicologiche, sociali dell’essere umano possono essere concepite sotto questa prospettiva.

Le società umane

Nelle società umane coesistenza e convivenza sono due dimensioni compresenti. Ogni società umana è organizzata in base a un certo senso di ordine. Per costruire ordine, le società umane costruiscono delle categorie (lavoro di categorizzazione, lavoro di classificazione). Gli antropologi, a lungo, hanno utilizzato sistemi di classificazione nelle società umane: il classificare, l’ordinare, certamente crea delle situazioni di coesistenza esterna tra le categorie. Individui della categoria A, individui della categoria B, spesso, finiscono in una situazione di coesistenza. Il criterio è la separazione. Basti pensare alle caste nell’India classica, dove la separazione è molto forte. In una società però non si possono applicare solo criteri di ordine classificatorio. Le società conoscono anche fenomeni di interazione tra categorie e classi diverse. Naturalmente ci sono società più coesistenti e società meno coesistenti, società più conviventi e società meno conviventi. Ad esempio, una società fortemente individualistica, dove si possono immaginare gli individui come atomi separati gli uni dagli altri tende verso il polo della coesistenza. Quando, in sociologia, si parla di atomizzazione si fa riferimento a società in cui prevale la dimensione di coesistenza.

Finora sono state considerate le società da un punto di vista per così dire “oggettivo”, ora vorrei passare a considerare le società dal punto di vista dei soggetti, del modo in cui rappresentano la loro società.  Come rappresentiamo la nostra società o anche le altre società, i rapporti tra le società etc?  Farò riferimento al concetto di identità. Metterò subito le carte in tavola, per chi non conoscesse la mia posizione sull’identità indico due miei volumi: il primo Contro l’identità[2], del 1996 e il secondo, L’ossessione identitaria, del 2010[3]. Sarò esplicito fino in fondo: considero l’identità come una rappresentazione inadeguata della vita sociale, una rappresentazione dotata di forte incongruenza. Tuttavia, l’identità è certamente una rappresentazione estremamente diffusa, a tal punto da non riuscire a farne a meno. Ricordo che quando tenevo lezione su questi temi, facevo qualche esperimento con gli studenti, gli studenti  spesso chiedevano che rappresentazione si potesse usare al posto di identità. Per quale motivo l’identità sia divenuta quello che diversi autori, tra cui il sottoscritto, chiamano “il mito del nostro tempo” è una riflessione che ci porterebbe ad altri argomenti e non mi consentirebbe di stare nei tempi prescritti. Prendiamo atto però che, effettivamente, l’identità è un po’ il mito del nostro tempo. Di questi tempi, alcuni si pongono la domanda “l’identità è di destra o di sinistra?”. Per essere molto veloci, ritengo che l’identità si presti moltissimo a un discorso di destra.

Huntington e la questione identitaria

Samuel Huntington è un politologo che non condivido, è il famoso autore de Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale[4]. Voglio citarlo perché ha un pregio che non molti hanno. Ha il pregio di esporre il suo pensiero identitario in maniera estremamente chiara. Per Huntington l’identità è la risposta alla domanda “Chi siamo?”, vale per un gruppo, ma specialmente per gli stati-nazione, per le civiltà. Questi sono i due livelli presi in considerazione da Huntington. Quando un qualsiasi “noi” si pone la domanda “chi siamo?”, la risposta è l’identità di quel gruppo. Secondo l’autore la risposta di tipo identitario significa dire qual è la sostanza, l’essenza permanente di un noi.

Io aggiungerei che questa sostanza  può essere o di tipo biologico – le teorie razziali: siamo una razza fatta in un certo qual modo – o di tipo culturale e storico, o l’una cosa e l’altra insieme, come spesso avviene. Inoltre Huntington aggiunge: «Sappiamo chi siamo, solo quando sappiamo chi non siamo e, spesso, solo quando sappiamo contro chi siamo». Lo studioso ha ben chiaro che cosa significhi la logica identitaria. Se si entra in una logica identitaria, si entra in uno schema in cui A  è diverso da non-A, A  ha una sua sostanza e ne rivendica l’identità. Questo significa, automaticamente, creare un’alterità. Siamo noi con la nostra concezione identitaria che creiamo un’alterità. Tutti gli altri sono non-Noi: prevale quel non, prevale la negazione. Negazione di che cosa?

Una proposta positiva: la somiglianza

Qui voglio introdurre la mia proposta positiva.  Credo di poter affermare che l’identità non sia l’unico modo di rappresentare le società, o gli esseri umani, o la vita. È una possibilità. Il fatto che sia così diffusa, estesa, non toglie il fatto che sia solo un modo di rappresentare e, secondo me,  un modo assai pericoloso. Huntington l’aveva messo in luce lo scontro delle civiltà e non aveva torto.  Vi è un altro modo? Ecco, io lo chiamerei somiglianza, termine lasciato nel linguaggio più trito, nel linguaggio più quotidiano, nel linguaggio meno aulico possibile. Identità, invece è termine pulito, concettualmente, filosoficamente, ha un’allure, se così si può dire.  Per dare un fondamento, un incipit, uno stimolo a vedere la somiglianza come qualcosa di estremamente importante, vorrei citare una frase che Platone attribuisce a Protagora. Prendiamola per buona, diciamo che Protagora, nel V secolo A.C.,  in un dialogo con Socrate, avrebbe affermato: «Ogni cosa, per un verso o per un altro,  per un aspetto o per un altro,  è simile a qualsiasi altra cosa». È un’affermazione di un coraggio teorico spaventoso: questo pezzetto di cartone, per un verso o per un altro, è simile, che so, a questo computer?   è simile a questa persona che sono io? Per un verso o per un altro. Ogni cosa è simile a qualsiasi altra cosa. Prosegue: «È possibile, infatti, che il bianco, in qualche modo, somigli al nero, il duro al molle, e così le cose che sembrano completamente opposte tra loro, persino i contrari».

Qualche tempo fa, ho tenuto un seminario, dove ho fatto un parallelo tra queste affermazioni di Protagora e La zona grigia di Primo Levi. È lo stesso modo di ragionare. Primo Levi: le vittime da una parte, i persecutori dall’altra. Primo Levi non adotta un pensiero dicotomico, bianco da una parte e nero dall’altra. Il grandissimo interesse antropologico e non solo antropologico di Primo Levi è proprio questo: avere colto le sfumature, i gradi, diciamo così, che da un estremo vanno ad un altro, la cosiddetta zona grigia;  già presente in Se questo è un uomo, nel suo ultimo libro, I sommersi e i salvati, diventa un tema assolutamente fondamentale, centrale. Protagora direbbe “il nero e il bianco un po’ si somigliano, per un verso o per un altro, vedrai che qualcosa…”. È un altro modo di rappresentare le cose. Vuol dire che, quando ritorniamo al “noi chi siamo?” anziché fornire una risposta identitaria come Huntington, si offre un’altra rappresentazione:  anziché creare una barriera – noi rispetto agli altri –  si procede attraverso il somigliante. Vuol dire che siamo simili a questi altri gruppi, a quest’altro, a quelli etc. Simili non vuol dire che non ci siano le differenze, ma queste differenze non si trasformano in alterità insuperabili.

Un antropologo, Simon Harrison, che ha studiato popolazioni della Papua Nuova Guinea, proprio dal punto di vista delle somiglianze, aveva coniato un’espressione che prendo in prestito: “la politica delle somiglianze”. Egli metteva in luce che gruppi non ostili tra di loro sviluppavano una vera e propria politica delle somiglianze, somiglianze con i vicini, ma anche con i nemici, in modo tale che i nemici non fossero solo nemici, solo altri, pronti a essere sterminati.

Logica identitaria e politica delle somiglianze. Due rappresentazioni alla prova

Proviamo adesso a vedere di applicare queste due rappresentazioni: quella dell’identità e quella della somiglianza, pensando noi e loro. L’identità, secondo me, può avere due modalità di applicazione a seconda che, alla parola identità, si aggiunga o si tolga la parola tolleranza. Nel primo caso – identità più tolleranza-  significa che ci sono dei noi e ci sono degli altri. La rappresentazione dell’identità crea l’alterità, gli altri sono altri. Perché? Perché hanno un’altra sostanza, non hanno la nostra identità, per definizione, altrimenti sarebbero simili.  Una rappresentazione che inglobi la tolleranza a che cosa può dar luogo?  Può dar luogo alla coesistenza, dove, ricordo, coesistenza vuol dire, soprattutto, separazione. Voi lì e noi qua. Non ci diamo troppo fastidio. In questo quadro di coesistenza si può partire dall’indifferenza, ad esempio: “è arrivato questo gruppetto di nigeriani, li mettiamo lì”, ma a noi non importa, siamo indifferenti, però siamo tolleranti per cui se fanno una cucina i cui odori si spandono nel vicinato, noi siamo tolleranti. Un passo successivo è l’accettazione, nel senso che, anziché essere indifferenti, sappiamo che, in qualche modo, fanno parte del quadro, beninteso, c’è sempre una linea di demarcazione, però nel quadro ci sono anche loro. Delimitazione, in questo caso, può essere anche un fatto positivo: creando dei confini, quei confini, in un certo senso, possono anche essere protettivi della loro esistenza. Possiamo anche concedere un certo grado di autonomia a questi gruppi che rimangono pur sempre altri. Si può giungere fino al rispetto. Certo, noi, in fondo li rispettiamo. Non solo li tolleriamo, ma la nostra tolleranza è così nobile, sublime che può arrivare fino al rispetto. Rispettiamo le loro usanze etc. Goethe diceva “ma, tollerare è un po’ come insultare”. È un tarlo, cioè la tolleranza ha un limite intrinseco: tollerare vuol dire sopportare e bisognerebbe provare a mettersi dal punto di vista di chi è tollerato, di chi è sopportato. Intendiamoci, questo non mette in discussione l’enorme importanza che   il principio della tolleranza ha avuto nella storia del pensiero europeo, ma ci fa intravedere un limite. Vi è poi un altro aspetto da considerare, la tolleranza è, spesso, a termine. Fino a quando ci sentiamo di tollerare? Quando si verificano particolari fenomeni, adducibili a cause di vario genere quali crisi economiche o cambiamenti di clima politico, la tolleranza è a rischio. Se il nostro pensiero identitario, a un certo momento, non ha più la stampella della tolleranza, se, ad un certo punto qualcuno ci autorizza a dire “adesso basta, essere tolleranti” si ha  lo scivolamento, lo slittamento. Pensate a dei gradini da cui  si può scivolare dall’indifferenza al disprezzo. Non vi è più delimitazione, vi è segregazione e così si può scivolare ancora verso il respingimento. Respingimento è termine ben noto nella politica italiana, è temine ufficiale della politica italiana, da diversi decenni.  Non li vogliamo proprio, li vogliamo far fuori. Far fuori può voler dire due cose: fuori dal nostro spazio ma anche pulizia etnica, come nella ex Iugoslavia. Vi sono più esempi di questo tipo, basti pensare ai nazisti. Inizialmente non pensavano di far fuori nel senso di ammazzare, ma pensavano di far fuori nel senso di respingere gli ebrei. Pensavano di mettersi d’accordo con Francia e Inghilterra etc. e tutti insieme di prendere tutti gli ebrei dell’Europa, caricarli su delle navi e portarli in Madagascar, il più lontano possibile. Ovviamente la cosa non è andata in porto, come si usa dire.  Il gradino successivo è far fuori nel senso di annientare, e sono gradini scivolosi verso un’età del ferro.

Un testimone dell’età del ferro, Esiodo (ottavo-settimo secolo a.C.)  ne Le Opere e i Giorni, affermava “io non vorrei entrare, non vorrei entrare in questa età del ferro, vorrei essere nato prima o nascere dopo”. L’età del ferro è dove, guarda caso, la rappresentazione delle somiglianze viene meno. Si consideri questa citazione: «nell’età del ferro, il padre non sarà simile  al figlio ὅμοιον (omoion), né i figli saranno simili al padre, né lo straniero…», lo straniero-ospite, ξένος (xènos). In greco xènos vuol dire entrambe le cose: straniero e ospite, quindi io ho messo insieme né lo straniero-ospite sarà simile allo straniero-ospite, né il compagno al compagno, né il fratello al fratello sarà caro come prima lo era. Si osservi quanti rapporti di somiglianza vengono tagliati nell’età del ferro, dalle spade, dalle armi da taglio dell’età del ferro.

L’idea dello straniero/ospite, è molto diffusa nell’antichità e,  per fare un mio modesto omaggio, si trova anche in molti contesti dell’Italia meridionale. Se, invece, potessimo non entrare nell’età del ferro, se riuscissimo a scalzare la rappresentazione dell’identità e provassimo ad attivare una rappresentazione solo in termini di somiglianza, come voleva Esiodo? La somiglianza è a fondamento della convivenza. Per avere rapporti di convivenza bisogna partire dalla somiglianza.  Dal punto di vista rigorosamente concettuale, somiglianza e convivenza hanno in comune  l’idea della condivisione. Due cose si somigliano nella misura in cui condividono certi tratti comuni. Possono condividere tanto, possono condividere poco, possono far sì che la condivisone aumenti o diminuisca, ma è già pur sempre condivisione. Vi è tutta una serie di tappe possibili. Innanzi tutto non vi è indifferenza, ma interesse per gli altri, un interesse che si traduce in una qualche relazione, quindi un passaggio di confini. Ci sono sempre i confini, a volte i confini mettono un po’ di ordine. Poi, come gli antropologi hanno capito dopo la lezione di Fredrik Barth, i confini spesso sono fatti per essere attraversati, vi sono molti esempi etnologici. Il confine non è qualcosa che vincola, ma è ciò che ti indica dove avviene l’attraversamento, quindi la relazione è sempre andare oltre un confine. La relazione può essere superficiale, ad esempio il commercio muto, di cui i vecchi etnologi studiavano esempi in alcune parti del mondo, consisteva nel lasciare in un luogo un determinato bene, i giorni successivi un altro soggetto passava da quel luogo, prendeva il bene e ne lasciava uno  possibilmente equivalente. Nel commercio muto, il coinvolgimento è esilissimo, però vi è una relazione e un coinvolgimento. Coinvolgimento vuol dire che una relazione, ad esempio una relazione commerciale, coinvolge altri aspetti. Si faccia mente ai Pigmei Mbuti della foresta dell’Ituri, ho lavorato in parte con loro, ma  soprattutto con le popolazioni immediatamente a sud di questa zona che erano in contatto con loro. Noi Bantu portiamo ai Pigmei prodotti dei nostri orti o del nostro artigianato, i Pigmei  ci danno selvaggina, quindi proteine animali, molto pregiate.  Molto spesso questo commercio non si limitava ad essere una relazione soltanto commerciale, ma coinvolgeva le famiglie dei due partner: al bisogno, la famiglia del mio amico Mbuti veniva in soccorso della mia famiglia e viceversa. Coinvolgimento, dipendenza reciproca, ad un certo momento il coinvolgimento può perfino tradursi in una dipendenza: ho bisogno di questo gruppo. Ultimo punto. Progettazione comune. La convivenza diventa significativa soprattutto quando due gruppi, tre, quattro gruppi, progettano, vedono il futuro, organizzano il futuro insieme.  In Africa ci sono esempi formidabili, nell’Africa tradizionale ovviamente, nella Nigeria settentrionale precoloniale, ben quattro gruppi, da secoli, avevano dato luogo ad una convivenza che Nadel chiamava simbiosi. Ognuno di questi gruppi era specializzato in qualcosa – fabbri, agricoltori,  pastori, specialisti dei rituali della pioggia o specialisti dei rituali funebri – ognuno metteva le proprie competenze. Nadel correttamente osservava come non vi fosse fusione che avrebbe annullato tutte le differenze, ma come la convivenza avvenisse in simbiosi. Simbiosi significa sfruttare le differenze che, alimentate, diventano delle risorse.  Convivenza esige un sapere.  Riporto una citazione di Michel de L’Hospital (1507-1573), cancelliere dei sovrani di Francia visse proprio nel periodo delle guerre di religione in Francia e così scriveva ai suoi sovrani: «Ciò che importa non è sapere qual sia la vera religione, ma sapere come gli uomini possono vivere insieme». Trovo questa frase molto importante, perché ci indica l’obiettivo da raggiungere: sviluppare un sapere relativo alle condizioni di possibilità della convivenza. Una rappresentazione identitaria rende la convivenza impossibile, questa è la mia tesi.

I presupposti della convivenza 

Quali sono i presupposti della convivenza? la somiglianza e la politica delle somiglianze. Le somiglianze vanno governate, amministrate, sono oggetto di politica, sono oggetto di scelte. Quali somiglianze ci interessa mettere in luce? Quali differenze mettiamo da parte? Naturalmente ci possono essere delle incompatibilità tra gruppi che vogliono convivere. Se vi dicessi infibulazione? Certamente, vi ho portato un caso  estremo, proprio per evidenziare che le incompatibilità ci sono. Credo però che certe incompatibilità siano più di facciata che non reali, penso che ogni volta si debba discutere, cercare di capire. Cercare di capire per milioni e milioni di persone, cosa vuol dire? Carlos Giménez Romero,diceva «la convivenza è un’arte che occorre apprendere». Certo è un’arte. Io uso spesso il termine tecniche di convivenza, tecniche nel senso originario in greco τέχνη (téchne), ciò che fa nascere qualcosa che prima non c’era. Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, qualche anno fa ha scritto un libretto intitolato Convivere[5] –  tradotto anche in inglese –  dove parla di arte, di cultura della convivenza. Un esempio: Riace. Non è forse qualcosa su cui riflettere? Non va forse nella dimensione della convivenza, più che della coesistenza?

Recentemente, su “La Stampa” ho trovato un riassunto della relazione che Luciano Canfora  ha  tenuto al “Festival della mente” di Sarzana, dove, riprendendo per sommi capi, ha ribadito che, affinché il problema della migrazione non si risolva in una catastrofe, occorre «la creazione di un’unione euro-africana come incremento di intelligenze, energie, intraprendenze economiche, rilancio demografico…» estremamente difficile da realizzare, però, quantomeno, abbiamo una visione per il futuro: una visione di convivenza, perché l’alternativa, lo sappiamo, è la catastrofe. Termino aggiungendo una cosa, una cosa talmente importante che forse avrei potuto curvare tutto l’intervento su questo punto: innanzi tutto convivenza con la natura. Questo è il punto fondamentale. Se noi non capiamo che dobbiamo smetterla di divorare le risorse naturali, la convivenza non è che un sogno. È impossibile che gli esseri umani possano convivere, se gli esseri umani devono combattere duramente tra loro per accaparrarsi le risorse naturali.


Note:

[1]Gustavo Zagrebelsky, La virtù del dubbio. Intervista su etica e diritto, Roma-Bari, Laterza, 2007.

[2]Francesco Remotti, Contro l’identità, Roma-Bari, Laterza, 1996.

[3]Francesco Remotti, L’ossessione identitaria,

Roma-Bari, Laterza, 2010.

[4]Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, N.Y, Simon & Schuster, 1996,  Milano, Garzanti, 2000

[5]Andrea Riccardi, Convivere, Roma-Bari, Laterza, 2006.

Share:

Rate:

Forse potrebbero interessarti anche...

Questa è public history? I meme e la storia

12 marzo 2019

“Stati interessanti”. Aborto e intolleranza di genere. Il caso in Italia

26 febbraio 2019

Le tante identità del Novecento

5 dicembre 2018

Cinque domande sulla didattica della storia

12 febbraio 2019

Leave a reply Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Dati articolo

Autore: Francesco Remotti
Titolo: Tolleranza, Coesistenza, Convivenza
Parole chiave: coesistenza, convivenza, indifferenza, intolleranza, segregazione, somiglianza, tolleranza
Numero della rivista: n.11, febbraio 2019
ISSN: ISSN 2283-6837

Come citarlo: Francesco Remotti, Tolleranza, Coesistenza, Convivenza, Novecento.org, n. 11, febbraio 2019.

MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq

Dossier n. 11, febbraio 2019

  • Nazionalizzazione delle masse, costruzione delle cittadinanze e delle identità nazionali, inclusioni ed esclusioni
  • L’intolleranza nei confronti delle comunità religiose. Un percorso
  • Le tante identità del Novecento
  • Tolleranza, Coesistenza, Convivenza
  • Genere, differenze, convivenza

Elenco dossier

  • - Tolleranza e intolleranza. Stranieri e diversi nel mondo contemporaneo
  • - Con le lenti di Gramsci
  • - Insegnare l’Europa contemporanea
  • - Italia didattica
  • - La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag
  • - Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare
  • - La linea gotica fra ricerca e didattica
  • - Il genocidio armeno
  • - Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945)
  • - Mediterraneo contemporaneo
  • - Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale
    MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq

  • - Le grandi crisi del mondo contemporaneo
  • - La storia nell’era digitale

INDICI

n. 11, febbraio 2019
Dossier "Tolleranza e intolleranza. Stranieri e diversi nel mondo contemporaneo"
  • Tolleranza, Coesistenza, Convivenza
    di Francesco Remotti
  • Le tante identità del Novecento
    di Marcello Flores
  • L’intolleranza nei confronti delle comunità religiose. Un percorso
    di Marco Ventura
  • Nazionalizzazione delle masse, costruzione delle cittadinanze e delle identità nazionali, inclusioni ed esclusioni
    di Nicola Labanca
  • Genere, differenze, convivenza
    di Patrizia Gabrielli

Pensare la didattica

  • Il digitale come risorsa per la didattica laboratoriale
    di Agnese Portincasa e Igor Pizzirusso
  • Pensare come uno storico non è naturale. Sam Wineburg e le competenze nello studio della storia
    di Paolo Ceccoli
  • Apprendere la storia nei bunker
    di Francesca Agostoni, Michela Bresciani e Egle Varisco
  • L’insegnamento della storia mediterranea: prospettive europee e mondiali
    di Paolo Ceccoli
  • Cinque domande sulla didattica della storia
    di Agnese Portincasa

Storia pubblica

  • Una mostra virtuale per raccontare il fronte interno
    di Elena Vellati
  • La public history. Ovvero della funzione civile della storia
    di Maurizio Guerri
  • Negazionismo e luoghi della memoria
    di Chiara Becattini
  • Il regime dell’arte. Premio Cremona 1939-1941
    di Rodolfo Bona e Marida Brignani

Didattica in classe

  • Pane e carbone. L’emigrazione italiana in Belgio nel decennio 1946-1956
    di Giuseppe Cipriani
  • Scontro di civiltà? Laboratorio di didattica controversiale
    di Paolo Battifora e Enrico Pagano
  • Il massacro di Aigues-Mortes. Un caso di xenofobia o guerra tra poveri?
    di Enrico Bacchetti e Nadia Olivieri
  • Una faccia una razza? L’occupazione italiana del Dodecaneso
    di Flavio Febbraro e Luciana Ziruolo
  • Di pura legge italiana? La vera origine del RDL n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana
    di Luigi Garelli e Elena Mastretta
  • Il colonialismo italiano: un dibattito storiografico non risolto
    di Stefania Bertelli
  • “Stati interessanti”. Aborto e intolleranza di genere. Il caso in Italia
    di Giosiana Carrara e Agnese Portincasa

Ipermuseo

  • Ebrei e città

    MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq

    di Federico Melotto e Nadia Olivieri
  • Il Lanificio Veronese Fratelli Tiberghien
    di Nadia Olivieri
  • Volti nel lager
    di Dario Venegoni and Maurizio Guerri
n. 10, agosto 2018
"Con le lenti di Gramsci"
Dossier del n. 10 della rivista
  • Antonio Gramsci: vita, opere e pensiero nel Web
    di Antonio Prampolini
  • La didattica come trasformazione
    di Claudia Villani
  • Siamo in grado di comprendere i subalterni?
    di Gaetano Colantuono
  • Caro Nino, ti scrivo. Il giorno che ho indossato i tuoi occhiali
    di Antonia Lovecchio
  • Gramsci e Laclau: l’egemonia dalla classe al popolo?
    di Luigi Palladino
    BUTTON it a SHOULDER BAG SQUARE Versace oro Borsa Jeans ROUND tracolla Zalando SpMUzVqG
  • Dal gorilla ammaestrato alla società 5.0
    di Nunzia Leporino and Valentina Patruno
  • In viaggio nei luoghi gramsciani dell’in-formazione
    di Alessandra Marchi
Pensare la didattica
  • L’insegnamento della storia in Germania e gli strumenti a disposizione dei docenti
    di Valerio Bernardi
  • Quale storia per il XXI secolo
    di Paolo Ceccoli
  • Hanna non chiude mai gli occhi. Un libro per appassionare i ragazzi
    di Elena Mastretta
  • Perché la storia dello sport?
    di Stefano Pivato
  • Aprire gli orizzonti. Gli storici parlano di formazione dei docenti
    di Valerio Bernardi
  • I Giovani e la storia. Un’indagine tra gli studenti delle scuole superiori del Veneto
    di Cinzia Crivellari and Roberta Bravin
Storia pubblica
  • Wikipedia come storia pubblica. Com’è e come potrebbe essere
    di Enrico Manera
  • Guida critica alla Casa della Storia Europea
    di Amedeo Feniello
  • Storia e memoria della Russia sovietica nella Russia di Putin
    di Vincenzo Medde
  • Cantieri mobili di storia nei paesi del doposisma. Un progetto itinerante nell’entroterra maceratese
    di Paolo Coppari
  • di Silvia Lotti and Chiara Lusuardi
Didattica in classe
  • Wikipedia, la palestra della storia pubblica: didattica “anche” in classe
    di Flavio Febbraro
  • Il ciclista della memoria. Per non dimenticare Sciesopoli
    di Elena Mastretta and Grazia Matera
  • È successo un ’68. Laboratorio di didattica controversiale
    di Paolo Battifora
  • Il divorzio. Quando la società italiana cambiò radicalmente
    di Lorena Mussini
  • Le foibe: una questione storica sensibile?
    di Daniele Boschi
n. 9, febbraio 2018
Editoriale
  • Eppur si muove? Prospettive per la didattica della Storia in Italia e in Europa
    di Antonio Brusa
"Insegnare l’europa contemporanea"
Dossier del n. 9 della rivista
  • Perché l’Europa? Ascesa e declino del primato europeo tra Otto e Novecento
    di Tommaso Detti
  • Sviluppo, benessere, crisi: l’Europa dal 1930 agli anni 2000
    di Mariuccia Salvati
  • Come si costruisce l’Europa nella storia globale del Novecento?
    di Marcello Flores
  • Popoli e nazionalismi: andata e ritorno
    di Carlo Spagnolo
  • L’Europa nel Web. Storia, didattica e audiovisivi
    di Antonio Prampolini
  • Verso una società europea: genere e rivoluzioni 1905-1947
    di Paolo Capuzzo
  • L’Unione Europea ha sessant’anni: può la sua architettura attuale superare le crisi degli ultimi anni e quelle prossime?
    di Maurizio Cotta
  • La città europea. Lessico, problemi e storia
    di Flavio Febbraro and Luciana Ziruolo
  • Parlamento europeo, elezioni e partiti fra europeismo ed euroscetticismo
    di Enrico Pagano
  • Il Welfare State
    di Luigi Garelli and Elena Mastretta
  • Alla ricerca dell’identità europea. Strumenti concettuali, storia e un dossier didattico
    di Paolo Battifora
  • Andamenti demografici e fenomeni migratori nell’Europa contemporanea. Sintesi storica e focus didattici
    di Nadia Olivieri and Enrico Bacchetti
  • I nazionalismi in Europa
    di Marida Brignani and Chiara Fragiacomo
Pensare la didattica
  • Abbiamo ancora bisogno della storia? Recensione del volume di Serge Gruzinski
    di Patrizia Fazzi
  • Quando la ricerca didattica funziona. Il caso della Germania
    di Alessandro Cavalli
  • Trent’anni di storia che si possono insegnare
    di Alberto De Bernardi
  • Don Milani il sovversivo. Storia di una Lettera e del suo messaggio
    di Elena Vellati
  • Insegnare storia in Estonia. In bilico tra identità nazionale e storia europea
    di Valerio Bernardi
  • La didattica della memoria nella scuola di oggi
    di Grazia Matera
    HandtascheAbroCervo Light HandtascheAbroCervo HandtascheAbroCervo Light Leather Tote Tote Leather Light Leather Blue Tote Blue 4RL35qAj
  • Guerre di memoria. Il massacro degli italiani a Treuenbrietzen
    di Marco Cecalupo and Gabriella Lobuono
Uso pubblico della storia
  • So.Stare: percorsi di arte e di memoria sul Lago Maggiore
    di Elena Mastretta
  • Il romanzo storico: prerogative e controindicazioni
    di Gabriele Sorrentino
  • La Rivoluzione d’Ottobre: un centenario scomodo e le risorse della rete
    Buttons Sharing Flap Chain Front BagAddThis Zipper SGqUMzpV
    di Antonio Prampolini
  • Giocare la Storia: potenzialità e criticità. Twilight Struggle e il problema del “what if”
    di Gabriele Sorrentino
Didattica in classe
  • Armenia: un viaggio nello spazio e nel tempo a 101 anni dal genocidio
    di Elena Mastretta
  • Storia e memoria nell’insegnamento delle questioni controverse
    di Paolo Ceccoli
  • Il fenomeno delle radio libere in Italia
    di Lorella Gallo
Ipermuseo
  • Banchi e trincee
    di Francesco Monducci
n. 8, agosto 2017
  • Editoriale: Aggiornamento in fumo di Antonio Brusa
DOSSIER "ITALIA DIDATTICA"
  • Più di un manuale. Gli strumenti per insegnare la storia della Repubblica
    di Antonio Brusa
  • Il nuovo diritto di famiglia e il ruolo della donna
    di Elena Vellati
  • 100 anni, 4 minuti, 1910 morti. Breve viaggio nella tragedia del Vajont
    di Enrico Bacchetti
  • Le elezioni del 1948 e la demonizzazione dell’avversario politico
    di Paolo Battifora
  • La memoria del ritorno. Il dopoguerra degli ex deportati politici nel Friuli Venezia Giulia
    di Francesca Bearzatto and Roberto Spazzali
  • Un’industria, una città, un mito: le Officine Meccaniche Reggiane e Reggio Emilia
    di Alessandra Fontanesi and Michele Bellelli
  • I giovani ribelli della “Zanzara” e le origini del ’68
    di Simone Campanozzi
  • 1991. Lo sbarco della Vlora. L’Italia diventa l’approdo dei nuovi migranti
    di Rita Forlini
  • Drive In e la fast TV
    di Elena Mastretta
  • Fuga dall’utopia. La tragedia dei “monfalconesi”. 1947-1949
    di Chiara Fragiacomo
  • C’era una volta l’Italsider a Bagnoli
    di Francesco Soverina
  • Fuori ordinanza. L’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia
    di Luigi Garelli
  • Carosello. La trasmissione più amata dagli italiani
    di Cesare Grazioli
  • MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
  • Mitologie padane. Dall’ampolla del Po a Capitan Padania
    di Enrico Manera
  • 1973: le prime domeniche dell’austerity
    di Enrico Pagano
  • Franca Viola. Persistenze e mutamenti del diritto di famiglia nell’Italia repubblicana
    di Barbara Montesi
  • La fabbrica dei veleni
    di Cristina Vitulli
  • “Nel cuore dello stato”: Aldo Moro, il sequestro, la prigionia e l’uccisione. 16 marzo – 9 maggio 1978
    di Chiara Fragiacomo
  • Globalizzazione, guerre, migrazioni. 3 ottobre 2013: il naufragio di Lampedusa
    di Agostino Bistarelli
  • Le canzoni del “lungo dopoguerra” (1946-1958)
    di Cesare Grazioli
  • 1958. All’inizio del “miracolo economico”, due terremoti musicali
    di Cesare Grazioli
  • 1958-1968. I tanti filoni della musica degli anni ’60, la stagione dei giovanissimi
    di Cesare Grazioli
  • Linguaggi di ieri e di oggi: la canzone italiana del XXI secolo e le generazioni 2.0
    di Laura Rizzo
  • Una libreria della Repubblica. Settanta libri per settanta anni di Italia repubblicana
    di Gabriele Cingolani
  • Correva l’anno. Gioco per studiare il mondo e l’Italia nel 900
    di Giuseppe Losapio
PENSARE LA DIDATTICA
  • Sviluppo globale, crisi globali: un percorso economico nella storia della contemporaneità
    di Patrizia Fazzi
  • Un libro per riflettere sui luoghi della memoria dei conflitti mondiali
    di Elena Mastretta
  • Il potenziamento dell’offerta formativa e l’alternanza scuola-lavoro. Le buone pratiche
    di Fabrizio La Manna
  • Grande_guerra.web, risorse in rete per l’nsegnamento della Prima guerra mondiale
    di Enrico Manera and Valentina Colombi
  • Il bambino nascosto: storia, memoria e testimonianza nell’esperienza didattica
    di Elena Mastretta
  • Vivere e insegnare nelle società divise. Il caso di Cipro
    di Paolo Ceccoli
  • Il difficile equilibrio tra tradizione museale e innovazione storiografica
    di Valentina Colombi
USO PUBBLICO DELLA STORIA
  • A proposito di Public History
    di Marcello Flores and Stefano Pivato
  • Life in the U.K.: la storia come test di cittadinanza
    di Carlotta Giucastro
  • Le immagini che non ti ho detto. Un approccio critico-didattico alla comunicazione visuale
    di Claudio Gaetani
DIDATTICA IN CLASSE
IPERMUSEO
  • Le isole del sole. Guerra, resistenza e amori degli italiani nel Dodecaneso
    di Flavio Febbraro
n. 7, febbraio 2017
Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare Dossier del n. 7 della rivista
  • Storia della Repubblica Italiana in sette mappe. Uno strumento per la programmazione didattica
    di Antonio Brusa and Cesare Grazioli
  • L’Italia repubblicana
    di Guido Crainz
  • La nascita della Repubblica
    di Lorenzo Bertucelli
  • L’Italia nella grande trasformazione
    di Simone Neri Serneri
  • L’immagine, l’evento e la didattica della storia
    di Vanessa Roghi
La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag Dossier del n. 7 della rivista
  • Analogie asimmetriche
    di Claudio Vercelli
  • Immaginario genocidiario. Lager e Gulag nella “cultura della rappresentazione”
    di Francesca Romana Recchia Luciani
  • Auschwitz e i limiti della rappresentazione. Un percorso tra storia e arte
    di Clemens-Carl Härle
  • Jazz, propaganda e Terzo Reich
    di Raffaele Pellegrino
  • Comprendere il sistema Gulag tra immagini e immaginazione
    di Natascia Mattucci
  • L’impatto traumatico della Shoah: rimozione, ripetizione, e attività elaborativa del pensiero
    di Fiorenza Loiacono
  • La musica al tempo delle dittature
    di Raffaele Pellegrino
  • Correva l’anno… Un gioco di carte per studiare seriamente la violenza di Stato nel Novecento
    di Giuseppe Losapio
  • Gulag sovietici e lager nazisti. Sitografia per una comparazione
    di Antonio Prampolini
Pensare la didattica
  • Tra storia e memoria: la conferenza di Euroclio 2016 a Belfast
    di Paolo Ceccoli
  • Il Laboratorio del tempo presente: la distanza fra la teoria e la pratica
    di Marco Magni
  • Memorie di guerra. I monumenti ai caduti della Prima guerra mondiale
    di Paolo Sacchini
  • Lost in translation: un futuro per la memoria
    di Agata La Terza
  • Sulla diagnosi e il trattamento dei vizi narrativi
    di Arthur Chapman
  • L’insegnamento della storia. Che ne pensano gli storici contemporaneisti
    di Marina Mangiameli
Uso pubblico della storia
  • Si chiude un archivio, si apre un portale. Gli album fotografici della guerra nello schermo digitale del Centenario
    di Erica Grossi
  • I post-ismi. Gli studi umanistici allontanati da se stessi a causa delle loro tendenze
    di Joern Ruesen
  • MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
  • La Prima guerra mondiale nei videogiochi
    di Marco Bizzocchi
  • La “Grande Guerra” e le enciclopedie: Wikipedia e 1914-1918-online
    di Antonio Prampolini
  • Il bambino nascosto
    di Elena Mastretta
  • Quando la mafia aiutò gli alleati. Storia di una diceria fortunata.
    di Saro Mangiameli
Didattica in classe
  • Pietre, memorie, inciampi
    di Agostino Bistarelli
  • Montecchio Emilia: un sentiero verso la modernità (1880-1922)
    di Lorena Mussini
  • La Capolo a Montecchio: metamorfosi di un piccolo mondo
    di Lorena Mussini
  • 28 luglio 1943. Memoria di una strage
    di Cristina Vitulli
  • Lo Stato contro Cosa Nostra: la lotta alla mafia e il maxiprocesso di Palermo
    di Nadia Olivieri
n. 6, luglio 2016
Il genocidio armeno Dossier del n. 6 della rivista
  • Il genocidio armeno in rete: parole e immagini sul primo “Olocausto” del ‘900
    di Antonio Prampolini
  • Quello armeno fu un genocidio…
    di Marcello Flores
  • Fonti e memoria del genocidio
    di Agopik Manoukian
  • L’uso delle immagini del genocidio armeno
    di Benedetta Guerzoni
La linea gotica fra ricerca e didattica Dossier del n. 6 della rivista
  • Alla ricerca di rilevanze
    di Agnese Portincasa
  • x x A cmL 00836x23x16 cmL spalla donna36 23 Leather x 0493676Borsa x Bogner 16 a A it PNeroSchwarzblackblack x Martina PAmazon x CxBdeor
    Alla ricerca di un carnefice
    di Nadia Baiesi
  • “Ditelo ben a quelli che vengono davanti, cioè dietro di noi”. Educazione alla pace tra storia e memorie
    di Elena Monicelli
  • La Linea gotica nei lavori didattici degli Istituti della rete Insmli
    di Francesco Monducci
  • Le risorse online per la ricerca storica e didattica sulla Linea Gotica
    di Andrea F. Saba
  • La Linea Gotica nei manuali scolastici
    di Luigi Garelli
  • Il saliente della linea gotica. Il caso di Castel S. Pietro Terme
    di Lorena Mussini
  • Guerra sul confine orientale della linea gotica: il caso Rimini
    di Daniele Susini
Pensare la didattica
  • Ernst Jünger, la guerra mondiale, il lavoro, la fotografia
    di Maurizio Guerri
  • La memoria nel paesaggio
    di Chiara Fragiacomo
  • Parole in trincea. La memoria della Grande Guerra nelle testimonianze scritte dei soldati
    di Federico Croci
Uso pubblico della storia
  • Giorno del Ricordo 2016. Intervista a Raoul Pupo
    di Maria Luciana Granzotto
  • La controstoria neoborbonica: il racconto di un altro Risorgimento
    di Michele Marzana
  • Firenze 1940-1944: nuovi modi di raccontare l’esperienza di una città in guerra
    di Valeria Galimi
  • Un esercizio di sguardo tra le memorie: percorsi didattici ai monumenti della Grande Guerra
    di Chiara Sacchet
  • Il razzismo di Stato nel Reich tedesco e nel Regno d’Italia: gli apporti delle ideologie del colonialismo europeo e delle scienze biologiche
    di Luigi Benevelli
  • PAM il partigiano e i fumetti resistenziali nella “Collezione Luciano Niccolai”
    di Luciano Niccolai and Nadia Niccolai
Didattica in classe
  • Euroclio, Eurodemocrazia. Considerazioni dalla conferenza annuale 2015
    di Paolo Ceccoli
  • Un’esperienza di didattica laboratoriale: la mostra Firenze in guerra 1940-1944
    di Carmelo Albanese
  • «Hier wohnte…» Le Pietre di inciampo degli ebrei altoatesini e la elaborazione della Memoria in Germania.
    di Antonella Tiburzi
  • Il calcio tra fascismo e Resistenza. La storia di Bruno Neri, da mediano a combattente antifascista.
    di Simone Campanozzi
  • Narrativa e Resistenza: due esperienze didattiche
    MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
    di Paolo Mencarelli
Ipermuseo
  • La mostra della Resistenza in Piemonte
    di Flavio Febbraro
  • Mostra della ricostruzione
    di Igor Pizzirusso and Flavio Febbraro
n. 5, gennaio 2016
Editoriale
  • Il Novecento è il secolo scorso. Appello ai colleghi di storia: insegniamo gli ultimi 100 anni!
    di Cesare Grazioli
Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945) Dossier del n. 5 della rivista
Le relazioni
  • La guerra dei Trent’anni e i suoi significati
    di Gabriele Ranzato
  • I testi manualistici dell’odierna editoria scolastica e le loro integrazioni digitali
    di Marcello Flores
  • Le estensioni on-line dei manuali italiani di storia contemporanea: elementi per un’analisi didattica
    di Luigi Cajani
  • Modelli pedagogici, potenzialità e limiti dei prodotti multimediali a supporto dei testi didattici
    di Maria Beatrice Ligorio
  • Editoria scolastica digitale: le questioni aperte
    di Ulisse Jacomuzzi
I laboratori
  • “Luoghi e personaggi della Resistenza”. Training su Content Management System (CMS)
    di Agnese Portincasa e Erika Vecchietti
  • “La Resistenza in Italia”. Costruire e sviluppare un ebook didattico con Epubeditor
    di Patrizia Vayola
  • La storia sul territorio: l’esperienza dei “Sentieri della Libertà”. Training su strumenti web open source
    di Antonella Ferraris e Elisa Malvestito
  • Rappresentare la storia. Training sulla realizzazione di lezioni con Prezi
    di Elena Mastretta e Diego Marchesin
I gruppi
MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
  • "1914-1944. L’Italia nella guerra europea dei trent’anni". Dalla storiografia alla didattica
    di Carla Marcellini e Paolo Mencarelli
  • Dopo i workshop: bilancio sull’uso del digitale nella didattica della storia
    di Flavio Febbraro e Patrizia Vayola
  • Risorse on-line sulla Grande guerra. Incontro con Francesca Masoero e Giancarlo Sciascia
    di Enrico Manera
Pensare la didattica
  • Parigi, a mente (un po’ più) fredda
    di Antonio Brusa
  • Giusto è il segno. Note a margine sulla storia nella prima prova dell’Esame di Stato 2015
    di Gabriele Cingolani
  • Guerra e pace nei manuali scolastici italiani
    di Francesco Monducci
  • Ripensare la contemporaneità a partire dalle grandi crisi economiche
    di Francesco Soverina
  • L’alternanza scuola-lavoro come strumento didattico
    di Elena Vellati
Uso pubblico della storia
  • Democrazia e scrittura della storia
    di Antoon De Baets
  • Intervista a Antonio Gibelli sul centenario della Prima guerra mondiale
    di Paolo Battifora
  • Intervista a Mario Isnenghi sul Centenario della Prima guerra mondiale
    di Maria Luciana Granzotto
  • La “Grande Guerra”: musei e mostre sul Web
    di Antonio Prampolini
  • Zeret e San Boldo. Storia di preghiere, di conflitti mediatici e di rimozioni
    di Antonio Brusa
  • Intervista a Simon Levis Sullam
    di Luciana Granzotto
  • di Alessio Scarlato
  • Agli studenti e ai docenti per la Giornata della Memoria. Ultima lettera di Fabio Norsa
    a cura di Marida Brignani
Didattica in classe
  • Ribolla: il tempo della miniera, il tempo della comunità
    di Marco Simi and Elena Vellati
  • Una proposta di laboratorio del tempo presente: l’analisi del registro di una classe mista rurale del secondo dopoguerra
    di Francesco Antonio Bernardi
  • Lavorare con i dati e la tecnologia
    di Raffaele Guazzone
  • “Che cosa significa per te la storia?”. Un’esperienza didattica nelle scuole superiori
    di Daniele Boschi
Dossier "Le Pietre d'inciampo in Italia"
  • Pietre d’inciampo in Italia: introduzione
    di Maria Luciana Granzotto
  • Le Pietre d’inciampo e la memoria della deportazione politica e militare
    di Hélène Angiolini
  • Le Pietre d’inciampo a Torino
    di Enrico Manera
  • Storie d’inciampo: laboratori didattici per la ricostruzione delle biografie dei deportati reggiani ebrei
    di Alessandra Fontanesi
Ipermuseo
  • Alpes en guerre / Alpi in guerra 1939-1945
    di Flavio Febbraro
  • Ebrei a Verona
    di Redazione
n. 4, luglio 2015
Pensare la didattica
  • Un Paese cantato. Parole per una nuova cittadinanza dai canti della Resistenza
    di Giovanni Perrino
  • Shoah a scuola. Percorsi con le fonti audiovisive
    di Irma Staderini
Didattica in classe
  • Tre studi di caso sulla povertà in età fascista
    di Nunzia Francavilla
  • Mussolini, l’autarchia, i libri e il mondo della carta
    di Giovanni Fazio
Dossier "Mediterraneo contemporaneo"
  • Insegnare il Mediterraneo contemporaneo
    di Antonio Brusa
Sguardi sul Mediterraneo
  • Mediterraneo. Una storia da insegnare
    di Mostafa Hassani Idrissi
  • La crisi dello Stato liberale nell’Europa mediterranea
    di Giulia Albanese
  • Il caso marocchino e il caso tunisino per le questioni di genere nella sponda sud del Mediterraneo
    di Maria Luciana Granzotto
  • La decolonizzazione del Mediterraneo: una chiave per capire il presente
    di Nicola Labanca
Gli studi di caso
  • Le transizioni demografiche nel mondo e nel Mediterraneo
    di Cesare Grazioli
  • Gli stereotipi sulle migrazioni
  • Orientalismo. L’immagine dell’Oriente come “l’altro” della cultura europea
    di Enrico Manera
  • L’invenzione dell’Africa. La formazione dell’immaginario coloniale italiano
    di Nadia Olivieri
  • Il fascismo di confine
    di Fabio Todero
  • Calcio e moschetto. La costruzione dello sport nazionale sotto il fascismo
    di Enrico Pagano
  • Alla conquista economica dell’Impero. La guerra coloniale in Etiopia
    di Giulia Ricci
  • “Eccetto Topolino”. Il fumetto in Italia durante il regime fascista
    di Lorena Mussini
  • Colonialismo e tutela della razza
    di Marida Brignani
  • La storia e il tribunale. Srebrenica, la violenza nei Balcani
    di Luciana Ziruolo
  • Una primavera al femminile? Donne alla conquista di uno spazio nelle rivolte arabe
    di Luigi Garelli
Uso pubblico della storia
  • Insegnare la Shoah in una dimensione storico-critica. Intervista a Laura Fontana
    di Laura Fontana
  • Empatia. La storiografia tra scienza e fiction
    di Monica Martinat
  • Pensare digitale. Breve riflessione sulla costruzione di una App dedicata ai luoghi della Resistenza in Emilia-Romagna
    di Metella Montanari
n. 3, gennaio 2015
  • Noi e gli altri, fra commemorazione e studio della storia. Editoriale n. 3 di Antonio Brusa
Pensare la didattica
  • Geostoria della mondializzazione
    di Christian Grataloup
  • Gli studi di caso. Insegnare storia in modo partecipato e facile
    di Antonio Brusa
  • I numeri che fanno la storia (ma non a scuola)
    di Cesare Grazioli
  • Dittature e Cinema
    di Salvatore Trapani
  • Testimoni a scuola. Una riflessione sull’uso delle fonti orali per la didattica della storia
    di Carla Marcellini
Didattica in classe
  • Letteratura, cinema e musica per studiare la crisi del 1929
    di Simone Campanozzi
  • Sulla scia dei bastimenti. Emigrazione italiana fra Ottocento e Novecento
    di Grazia Martinelli and Marisa Spallanzani
  • Guerre balcaniche: lotta di liberazione o conquista?
    di Mire Mladenovski and Paolo Ceccoli
Dossier "Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale"
  • Tecnologie e didattica della storia: la rete INSMLI
    di Patrizia Vayola
  • La Resistenza nel web francese
    MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
    di Deborah Paci
  • Wikipedia e la storia
    di Piero Grandesso
  • Wikipedia e le regole per la scrittura delle voci di storia
    di Antonio Prampolini
  • Scenari “sostenibili” per le tecnologie scolastiche
    di Antonio Fini
  • Realizzare ebook didattici multimediali ed interattivi
    di Francesco Leonetti
  • Il testo liquido è una “visione del mondo”
    di Maurizio Chatel
  • Ebook dei sogni… oppure… il sogno degli eBook?
    di Marco Guastavigna
  • La moderna “scrivania digitale” del docente di storia contemporanea e didattica per competenze
    di Anna Rita Vizzari
  • “Che storia!” La metodologia della scienza come nuovo orizzonte della didattica e della cittadinanza
    di Stefano Moriggi
Uso pubblico della storia
MCM Classic AlternateView in Backpack Visetos Stark Rabbit AjL354Rq
  • La Prima Guerra mondiale fra storia e uso pubblico del passato di Charles Heimberg
  • In equilibrio tra storia e rielaborazione dell’emotività. Il caso francese della Fortezza del Mont Valérien di Sabrina Manzari
  • Breve dizionario berlusconiano della storia del Novecento di Isabella Insolvibile
  • La lira e il cantautore: l’antico nelle canzoni italiane della seconda metà del Novecento di Mariangela Galatea Vaglio
Ipermuseo
  • Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini
    di Flavio Febbraro
  • La Costituzione disegnata
    di Alessandra Fontanesi and Flavio Febbraro
n. 2, giugno 2014
  • Editoriale "Le crisi e la didattica"
    di Antonio Brusa
Pensare la didattica
  • Negoziare sulla migrazione digitale. Conversazione con Roberto Casati
    di Enrico Manera e Agnese Portincasa
  • Una passeggiata nel passato
    di Elena Vellati
  • Recensione su “In territorio nemico”
    di Paolo Mencarelli
Didattica in classe
  • La Grande guerra in Friuli raccontata al femminile (1915-1918)
    di Chiara Fragiacomo
  • Bambini e basta. 1938: “Via da scuola, sei ebreo!”
    di Flavio Febbraro e Enrico Manera
  • Scrivere la storia. Breve riflessione di un’apprendista della comunicazione storica
    di Elisa Malvestito
Dossier: "Le grandi crisi del mondo contemporaneo"

A cura di Carla Marcellini e Giovanni Palmieri

  • Le crisi dell’età contemporanea: 1929, 1973, 2008
    di Scipione Guarracino
  • La crisi del 1929
    di Carlo Fumian
  • La crisi del 1973
    di Marcello Flores
  • La crisi del 2008
    di Giovanni Gozzini
  • Il glossario delle crisi (1929-1973-2008)
    di Marida Brignani, Tito Menzani, Lorena Mussini e Giulia Ricci
  • Sitografia: l’economia tra scienza e storia
    Borsa a B14 Coccinelle vino mano Preview 8nw0NvOm di Antonio Prampolini
Uso pubblico della storia
  • Gli anni Settanta e la Tv degli ultimi dieci anni
    di Vanessa Roghi
  • Il centenario della prima guerra mondiale nel web
    di Antonio Prampolini
Ipermuseo
  • Le radici del futuro
    di Flavio Febbraro e Chiara Fragiacomo
  • I giovani e la Costituzione
    di Flavio Febbraro
n. 1, dicembre 2013
  • Editoriale n.1, dicembre 2013  di Antonio Brusa
LA STORIA NELL’ERA DIGITALE
  • Introduzione al dossier “La storia nell’era digitale”
    di Carla Antonini
  • Workshop: nella scuola secondaria di I grado
    di Cristina Cocilovo
  • Workshop: nella scuola secondaria di II grado
    di Patrizia Vayola
  • Come cambia la storia nell’era digitale
    di Elena Vellati
  • Workshop: nella scuola primaria
    di Paola Limone
  • Il MIUR e il Piano Scuola Digitale: risorse ed opportunità
    di Fabio Todero
  • Emozioni, relazioni e apprendimento nell’era digitale
    di Fabio Todero
  • L’impatto della rivoluzione digitale e delle nuove tecnologie della comunicazione
    di Nadia Olivieri
  • La storia nella rete: uno studio. Riti, miti e modelli nei blog e nei social-network
    di Agnese Portincasa
  • Al tempo di internet: come cambiano i materiali di studio e la storia da studiare
    di Lorena Mussini
  • Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell’epoca di Internet
    di Maurizio Guerri
  • Indicazioni ministeriali, risorse digitali e didattica della storia
    di Carla Antonini
PENSARE LA DIDATTICA
  • Pensare la didattica. Una proposta per riflettere sulla didattica
    di Agnese Portincasa e Nadia Baiesi
  • Recensione su: T. Matta, “Il Lager di San Sabba”
    di Fabio Todero
  • Fare storia attraverso le date del calendario civile
    di Maria Rocchi and Irma Staderini
USO PUBBLICO DELLA STORIA
Essential Came JEANS Sport K40K400393 001 KLEIN CALVIN Borsa wilOXTPkZu
  • Giorno del Ricordo: intervento al Quirinale
    di Raoul Pupo
  • Giornata della Memoria: il senso e l’uso didattico
    di Maila Pentucci
DIDATTICA IN CLASSE
  • Attivare la memoria
    di Dino Renato Nardelli
  • Lettere dall’America. Laboratorio con le fonti
    di Carla Marcellini
hobo Borsa Preview FredsBruder Spirit corallo qc34RjAL5
IPERMUSEO
  • Il confine più lungo
    di Igor Pizzirusso
  • Il collettivo dei ragazzi (1947-1957)
    di Igor Pizzirusso
  • A noi fu dato in sorte questo tempo
    di Flavio Febbraro
  • Il mito scolastico della marcia su Roma
    di Patrizia Vayola and Lorena Mussini

CALENDARIO CIVILE

  • 16 ottobre 1943: la retata nel ghetto ebraico di Roma
  • 8 settembre 1943: morte della Patria, nazione allo sbando o occasione di riscatto?
  • 2 giugno – la nascita della Repubblica e la bella politica
  • 23 maggio – Giornata della legalità. Una battaglia intellettuale a scuola
  • 9 maggio – L’Europa calda. Tra ‘ethnos’ e ‘demos’. Identità e memoria storica
  • 1 maggio – Tra Chicago e Castelfiorentino: un piccolo grande Primo Maggio del 1891
  • 25 aprile – Il racconto della liberazione nel dopoguerra. Italo Calvino e la letteratura italiana sulla Resistenza nel 1949

BANCHE DATI

Iniziative didattiche della rete INSMLI

  • mercoledì 09 gennaio 2019, ore 12:00 - Fino a giovedì 25 aprile 2019, ore 13:00
    Accendi la Resistenza. Concorso creativo
  • lunedì 04 marzo 2019, ore 18:00 - Fino a lunedì 25 marzo 2019, ore 19:30
    Terrorismo
  • lunedì 11 marzo 2019, ore 17:00 - Fino a lunedì 15 aprile 2019, ore 18:30
    Dentro i fascismi: emozioni, simboli, linguaggi e politiche del consenso.
  • mercoledì 27 marzo 2019, ore 15:30
    Rassegna “Migrazioni”: incontro con Francesco Surdich
  • lunedì 08 aprile 2019, ore 17:00
    Rassegna Fascismo / Antifascismo: Quarto Incontro
  • giovedì 02 maggio 2019, ore 15:30
    CINEMA E STORIA 2018-2019
  • domenica 07 luglio 2019, ore 11:30 - Fino a domenica 14 luglio 2019, ore 12:30
    Storie italiane in Terra di Israele – Viaggio della Memoria
Questo sito web utilizza i cookie per le statistiche, i social network e per personalizzare la navigazione Accetto Rifiuto Scopri come disattivare o cancellare i cookies di eventuali terze parti non installati direttamente sul sito Dettaglio cookies